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ANTOLOGIA CRITICA
Chimenti ad Anteprima,
XIV Quadriennale a Napoli
IVANA D'AGOSTINO
Dopo la personale del 2003 "Microcosmi
ermetici" Tenutosi presso la Galleria @49 di New York, un'altra importante occasione espositiva di Chimenti
si dà con l'opera "Dittico dell'identità con simbionti immaginifici vagamente industriosi"
presentata alla XIV Quadriennale di Napoli.
Il dipinto su tavola in questione, da lui progettato come un dittico, nel proporci una forma propria delle opere
devozionali a più scomparti della tradizione medioevale, in effetti, nella creazione di un supporto che
ci dispone ad una lettura sequenziale, si ricollega idealmente all'opera in forma di trittico Cartigli iridescenti
della memoria guerriera con ombre colorate vagamente giocose/giocose, che, esposta nella citata mostra di New York,
per il formato e la complessità dei significati a lei connessi, si può considerare la più
rappresentativa di quell'evento. Anche la tavola della Quadriennale, proprio perché in forma di dittico,
ci induce alla lettura dell'opera come ciclo narrativo composto; una specie di grande libro (cm. 70x400) sulle
cui pagine a fronte Pino Chimenti compone il suo vasto puzzIe fatto di personaggi fantastici antropomormizzati.
Il segno incisivo con cui ritaglia dal fondo monocromatico figure originate da miti personali e strane leggende,
imprime loro movimenti meccanici da pantomima, resi ancor più incisivi da colori accesissimi e brillanti
campiti con gusto ironicamente periclitante tra il miniaturistico minimalista e l'illustrativo.
L'artista, svela certamente in questo un potenziale ludico ironicamente sottile, che celando mostra verità
nascoste al di sotto delle superfici policrome di improbabili guerrieri tra il cretese e medioevale e torri giocattolo
azionate a molla in spazi assolutamente aprospettici. Così come nelle opere devozionali, a cui il formato
del dittico sembra alludere, dove spesso i significati simbolici non apparenti suggerivano letture che superavano
il contingente, anche l'impatto favoloso e immaginifico dell'opera presentata alla Quadriennale sottende problematiche
più complesse, il cui svelamento è implicito nel titolo stesso del dipinto: Dittico dell'identità
con simbionti immaginifici vagamente industriosi. L'identità a cui si allude non è da considerare
come percezione individualisticamente e narcisisticamente soggettiva perché non può prescindere dal
relazionarsi con l'intorno e con gli altri. È la comunicazione, che facendo condividere idee agli individui
non negando l'altro, attraverso la simbiosi noi/loro, dentro/fuori rifiuta la sopraffazione, i soprusi, la distruzione
e le guerre. Il mondo favolistico di Chimenti, i suoi segni riconoscibili e giocosi identificano, evidentemente,
solo la pelle, il medium che tra gli intricati spazi unicamente di superficie del suo grande puzzle di tessere
coloratissime disvela verità profonde celate al di sotto, non ultimo anche delle torri giocattolo azionate
a molla.
Ivana D'Agostino
Testo tratto da "TERZOOCCHIO" n. 109 - dicembre 2003
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