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NOSTALGIA DEL FUTURO
Valerio Dehò
Vi è una saggezza nella pittura che continua a sorprendere. Qualcosa che ha a che fare con l'istinto e la
memoria, quaicosa che ci portiamo dentro senza Forse nemmeno saperlo. Prima ci ogni considerazione intellettuale,
prima d'ogni comprensione razionale, la pittura quando è veramente tale, lascia spazio soltanto al guardare.
Qualcosa di simile ci sorprende dalle pitture parietali di Altamira fino a Picasso o Morandi, e quando accade non
si può fare altro che scambiare la nostra visione con quella defl'opera.
lJartista vero si affida, infatti, al suo lavoro creativo per esprimersi e comunicare. Questo ha bisogno di completa
autonomía per esistere: come accade con i figli. Il vero artista deve brillare d'assenza, deve tirarsi in
disparte quando ha congedato al tempo la propria creazione. Uopera è tutto: tempo, memoria, esistenza, superbia,
orgoglio.
E dico questo perché il lavoro di Pino Chimenti è iscritto completamente in questo segno. Anzi nei
molteplici segni che segnano come un labirinto la giusta equiparazione tra ragione e istinto. Ma questa medíetas
non è vissuta come difetto, semmai si tratta di un eccesso in cui le porti convivono senza però amalgamarsi
e quindi perdere di possanza. la suo pratica di artista sperimentatore di linguaggi, lo ha sempre condotto a collocare
il centro dei suo operare attorno alla pittura. Ha compreso come la sfida per un artista sta nel rinnovare ogni
volta il senso del dipingere, come un poeta deve saper ricreare lo stupore della poesia. E gli elementi che servono
sono pochi, non c'è bisogno di acrobazie visive per arrivare agli occhi della gente.
Ogni opera deve essere una conferma e un tradimento. le opere di Chimenti sono un apparente resa alla tradizione
dei nuovo e in particolare a quella declinazione del Surrealismo che Rirtava ancora con l'astrazione e un significante
più marcatamente linguistico.
Già la loro natura ibrida tra pittura colta e infantile mette però in chiaro che la storia dell'arte
non si ripete, e nel contempo, che non è trascorsa invano, che ha ancora importanti cose da dire. L'artista
sa che le trasformazioni linguistiche hanno lavorato nella struttura profondo dell'arte. Ma ha voluto comunque
recuperare il senso, lo spirito di un operare nella pittura attraverso una lento costruzione,
una sedimentazione che è l'opposto di qualsiasi scorciatoia avanguardistica o sedicente tale.
Ogni lavoro dell'artista richiede diverse ore di lavoro. Per dare voce al dialogo tra la Forma e la materia, Chimenti
crea le sue opere aggiungendo lentamente il colore all'impianto compositivo, stendendolo con pazienza, riempiendo
lo scavo di superficie di un brulichio
di textures e di oggetti. Naturalmente i rapporti di scala non vengono rispettati rivelando il gioco sottile tra
illusione e rappresentazione. Ogni porta che si chiude, ne apre un altra. la realtà si sostituisce alla
finzione e viceversa. Come a dire che la pittura si afferma, negandosi.
Ne scaturisce una poesia dei particolare, dei sottinteso, dell'allusione che è una sorta di nemesi della
pittura, la sua eterna rivincita. D'altra parte questa ha luogo proprio mentre l'artista nega la possibilità
della mimesi: non si rappresenta la realtà, ma la sua eterna e rinnovato illusione. A questa seduzione non
possiamo sfuggire, nemmeno rinunciando alla sguardo per il sogno.
Oggetti e cose
L'interesse dell'uomo per gli oggetti è duplice: da una parte affetto e dall'altra timore. Nel corso dell'intera
sua evoluzione non si è mai andati oltre questa polarizzazione di attenzione. Proprio questo rapporto quasi
di contemporaneità e di stretta contiguità, spesso non ci fa vedere le differenze oppure per contrasto
le fa esaltare eccessivamente. E se la stessa rappresentazione umana è frazionato in lacerti e particelle,
una mano, una testa, un occhio, allora ci rendiamo conto che gli oggetti mantengono una centralità concettuale,
mentre i frammenti umani si coalizzano e diventano l'inconscio della rappresentazione, Pino Chimenti opera in questo
modo su una polarità tra cosa e oggetto perché nella sua concentrazione dello spazio visivo, il piano
dei significato slitta su quello semanticamente altro e il parlare è un esporre in sequenza imeandri dell'alingua.
Così lo spazio dei semema viene generato dal lapsus e dal calombours, basti vedere i suoi ineffabili titoli,
per cui non vi è nessuna certezza di verità, ma una figurazione anarchica che rispetta le regole
del non sense. In lui è il linguaggio della pittura che parla da solo come se non dovesse smettere mai.
la sua grande capacità illusionistica e la sua intelligenza di artista fanno sì che la sua pittura
diventi una macchina di Turing per le immagini, che per così dire hanno la sensazione di essere così
spontanee e naturali da essere autogenerate, E' invece la macchina di Chimenti che le mette al mondo. Come l'invenzione
di Morel di Bioy Casares, tutta la vita, la sua apparenza e i suoi sottili giochi, sono generati da un processo
in cui la meccanica conferisce paradossalmente sacralità. Il corpo e l'inanimato si confrontano sul terreno
dei significato e vincono entrambi. Ma per farlo l'artista ha dovuto frammentare la figura umana nelle sue componenti
molecolorì. Solo a questo punto il livello paritetico con gli oggetti può dirsi tale, ma il sacrificio
richiede quello che ci richiedono la vita e la velocità dei tempo: il sacrificio dell'identità.
Questa non è più praticabile, anzi non è più richiesta perché Vìdentítò
chiude ogni discorso e stabilisce un senso: un solo senso e una sola direzione dei significato. Invece la macchina
di Chimenti per esistere deve continuare a produrre i'inFinito ed essere generatrice di nuove associazioni, di
nuovi percorsi del senso. Ma in ogni caso quello che accade quando un uomo o un bambino, guarda un oggetto, è
una sorta di potere ipnotico, una suggestione che risveglia in noi qualcosa di non completamente controllato o
controllabile. E questo genera una crisi identitaria che è preparazione ad una nuova, ulterìore significazione
Imparare il Mondo
Così le immagini di Chimenti possono rammentare, soprattutto ai non esperti, i disegni dei bambini che hanno
qualcosa che semplifica un immagine che ben conosciamo, ma nello stesso tempo la rende più energica e oscura.
1 bambini che non hanno ancora la capacità di rappresentare una figurazione completa, seguono percorsi propri
di elaborazione non solo visiva ma anche di contatto tra la mano e il pensiero. la reazione emotiva diventa quindi
una partecipazione alla forma nascente, ma anche respressione di un orizzonte d'immaginazione che non j i
possiamo dimenticare. Aerei, spade, scatole, casette, tutto entra a far parte di una sorobanda per i bambini è
già una finestra sul monclo, è la proiezione di quanto hanno recepito da immagini o dalle parole
degli adulti. Anche gli uomini o gli animali sono un ricettacolo di attese e di paure, qualcosa di simile ad una
scoperta dell'altro che ancora per timidezza non si è diretta verso la totalità della Figura umana.
E i risultati sono sorprendenti e senza retorica, molta arte contemporanea è riflessa in questi lavori.
Ma il montaggio di Chimenti diventa non solo soggestivo, ma Funziona da ampiíficatore di questi disegni.
Sensibile da sempre alla transcodifica, l'artista ha mixato secondo un ritmo ossessivo le immagini creando un percorso
visivo affascinante che ricerca quel fattore ipnotico di cui prima si accennava.
Per contrasto i suoi quadri, nella composta classicità di una tradizionale tela, diventano icone di un rapporto
stabile e sicuro, affascinato e consapevole. Quasi un mondo adulto che si confronto con lo stile fouves dei bambini.
Ma nello stesso tempo il brivido percorre anche queste opere. Quindi non solo la transcodifica produce gli effetti
(gli affetti?) aberranti della trasformazione e della mutazione, ma tutto si situa in un orizzonte di tranquillità
affettuosa. Ritornano miti e identità da riscoprire. Uerranza dei medíum amplifica questa percezione,
ne diventa la metafora. Così non solo in confronto tra le due età dell'uomo (e dell'artista) vengono
confrontate, ma anche le due diverse percezioní.
Alla fine il risultato appartiene a quell'equilibrio instabile, sempre pronto a rovesciarsi, che appartiene a quella
paura amorosa con cui viviamo gli animali e il loro mondo. Sembra molto e lo è.
Come giocare a imparare il Mondo.
Paralleli e meridiani
Vi è un modo di affrontare il mondo che ha la leggerezza di un sorriso e la gravità di un ricordo
da custodire con dolore. Chimenti dipinge e riunisce un proprio universo in cui la sua storia personale si rifrange
e compone con la vita e gli affetti attuali. Con discrezione e poesia la sua arte è un adesione ai valori
della suo tradizione, ai sentimenti di quanti hanno soFferto 1 'ingiustiziq,, Ma i suoi quadri sono pervasi magarí
da una certa nostalgia , ma non da tristezza.
Lo spirito analitico si avverte in molti lavori, nell'ironia costante, nel dire cose wíe senza eccessi di
serietà. In questo esprime con la sua pittura una precisa posizione nei confronti di quanto la circorica
e della sua arte. Ma si badi bene che sorridere è sempre un partecipare alla vita, non certo un sentirsene
staccati, un farsi da parte. Ed è ingannevole anche il suo primitivismo che ha fatto richiamare alla mente
artisti come Brauner, Klee o Kandinsky per ché non sempre la semplicità va nella direzione della
storia. in questo caso sembra accennarsi più che una schematizzazione figurale "primitiva", alla
ricerca di un mondo che adulto non vuole essere, un nascosto elogio dell'immaturità.
Ritorna anche nelle opere, quasi nascosto, il lavoro cabalistico sulle lettere e sui numeri. In certi casi adopera
come base per l'intervento pittorico suggerimenti provenienti dal mondo mediatico. le cose corrispondono alle parole
e queste corrispondono ad un valore numerico per questo vi è la legittimità di una foro traducibilità
da un sistema all'altro. Ma nello stesso tempo in questo modo si riconosce la validità eterna della scrittura,
del suo essere la base di ogni cultura, di ogni pensiero. la scrittura diventa un moderno geroglifico ma non soltanto
in senso comunicativo quanto anche in senso costitutivo: il mondo discende dai segni ed è infatti la parola
che dà il soffio vitale all'essere di fango.
In questa lenta spirale la pittura offre tutto il suo potere di suggestione e di felicità. Il colore e le
morbide forme, aiutano a
sedimentare un pensiero positivo con quella asincronia storica che ci parla dell'attuale, partendo da lontano,
da un passato
senza tempo. In questo Pino Chimenti costruisce immagini semplici e complesse, giochi visivi in cui l'improbabile
e il favolistico appaiono più veri del vero.
Biologia dell'immagine
Tra le certezze di questo inizio millennio dobbiamo ascrivere la rivelazione dei segreti dei nostro patrimonio
genetico. Tra le
paure di questo inizio millennio dobbiamo ascrivere la rivelazione dei segreti dei nostro patrimonio genetico.
Perdere la
differenza tra naturale e artificiale, affrontare l'indistinzione tra l'eredità naturale e lo scenario di
della cionazione industriale,
appaiono alcune delle possibilità concrete che bisogna soste nere. Sono passati solo 50 anni dalla scoperta
dei DNA e già
si sollevarvo i problemi relativi al suo utilizzo, alla sua manipolazione.
Si comprende allora che assieme a molti altri artisti, Chimenti abbia ricevuto più di una sollecitazione
culturale per esprimere
un'arte consapevole di questo immaginario. I suoi recenti lavori riflettono una tensione analitica in cui la texture
celluiare
i diventa protagonista di una diffusione luminosa dei colore che richiama i paesaggi aurorali di una surrealta
che è dentro di
noi e appartiene non soltanto alla nostra visionarietà inconscia, ma anche a quella biologica. la genesi
artistica è questa forza
reciproca e biunivoca che ripristina la nascita sincronica dell'Uomo e della Natura.
Così appaiono dei frammenti di vita cellulare che si manifestai no in un secondo grado di visione e che
hanno però in sé tutti i paesaggi possibili, tutti quelli contenuti nella prima immagine che i bambini
si formano dei mondo. la prima apparizione contiene tutto il resto, così come il Dna contiene tutte le parole
possibili che illuminano la vita. Questa intuizione di Chimenti si propone come art autre, perché sintassi
dei fantastico, perché prelogica con la semplicità e l'energia di un paradigma artistico.
Uocchio che rivela la vita laddove non riesce ad arrivare direttamente, è la prova di una realtà
ulteriore, cioè di qualcosa che trapassa dalla percezione comune. Un'ituizione dell'artista coglie, attraverso
una forma metaforica, il microcosmo non rilevabile dallo sguardo comune Uorte diventa allora rivelazione, ma rivelazione
della semplicità della vita e dei suo rapporto diretto con l'arte. Magari diventa importante proprio lo
svelamento che l'intima materia pittorica, possiede forme e strutture, in tutto simili a quelle della vita, Il
significato dell'inconscio per l'arte divento quello di un'origine comune, di una genesi che include anche la creazione
artistica nel proprio scenario.
Spazi sorvegliati
Pino Chimenti lavora dagli anni ottanta attorno alla semplicità delle forme e alla loro complessa organizzazione.
la sua finalità è quella di trovare le forme adatte per una chìarezza dì rappresentazione
oggettuale che si ponga come presenza enigmatica. All'interno degli stilemi dei minimaiísmo trasfigurale
opera delle trasformazioni che alterano in modo írreversibile il gioco della ripetizione e dell'accumulo,
ma cerca di dare corpo e colore direttamente alla materia. Ha praticato spesso il disegno non soltanto in quanto
progetto dei lavori, ma con un valore autonomo. In questo senso giò allora il tentativo consisteva in una
sintesi tra semplicità e complessità, tra il tratto individuole dei disegno e la proggettualità
allargato dell'officina dei linguaggio.
In Fondo questo è sempre stato il suo legame con la pittura. la sua attenzione è stata portata verso
una sintesi di pittura, linquistica, e costruzione del senso. I suoi "oggetti", come le sue installazioni
a parete, partono da un concetto di abitabilità, cioè da una matrice di uso visivo che ne condiziona
la finalizzazione. Chimenti vuole sempre inserire le sue opere in un concetto e in una realtà di collocazione
spaziale che può essere tanto la galleria che l'abitazione privata. il progetto dei suoi lavori si pone
all'interno di una fruibilità dell'arte nello spazio. la funzionalità viene ribaltata sul piano della
rispondenza psicologica, dei gioco di rimandi ail'interno di un inconscio che evade i lìmiti individuali.
Esaltano nello spettatore un rapporto fisico e mentale con un'opera d'arte enigmaticamente semplice. li suo occhio
attento per l'architettura e per lo spazio umano, ha ricostituito attraverso la pittura un tema architettonico
che appare anche come un labirinto: una struttura che da un lato protegge e preserva, mentre dall'altro sconcerto
come un tortuoso percorso concettuale.
E' sempre lo spazio umano a interessarlo, uno spazio essenziale, ma non spoglio. Uno spazio in cui la riflessione
dell'artista visivo riassume la storia delle forme collegandole con l'attualità, con un concetto di contemporaneità
da vivere e indagare incessantemente.
L'opera assume una suo concreto presenza che è amplificata da un significante essenziale. Eppure Chimentí
cerca proprio di
finalizzare il lavoro a questo rapporto tra lo spettatore e l'opera che si pone muto e silenziosa. Senza l'eccesso
di una scelta
esclusivamente tecnologica dei materiali, né della chiusura monocromatica che isola l'opera d'arte dal contesto
e ne fa una
monade non comunicante con l'esterno. Ma scegliendo una via intermedia che lascia spazio ad un coinvolgimento sensoriale
e
visivo, quanto ad una riflessione puramente mentale. Questo è probabilmente la carafferìstica dei
suo lavoro, che lo colloca ìn
una posizione abbastanza insolita nel panorama artistico italiano. il mistero e la magia deiPopera riverbera una
posizione
di rispetto per il ruolo dei fruitore e dei piacere di una scoperto attuata per gradi e per successive letture.
la spazialità del
dipinto rispecchia il labirinto dei linguaggio e quindi la sua possibilità di aprirsi sempre nuove strade
al senso. Nel rappor
to tra significante e oggetto, tra topografia e memoria, l'arte di Chimenti è un lucido percorso costruttivo
dì una pittura che non
si concede alla storia ma ha ancora nostalgia dei futuro.
Dehò
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